2017, l’anno delle donne | Gennaio Cover Story

Come faccio a dire che il 2017 sarà l’anno delle donne? In realtà, non so se sarà così. Però possiamo provarci. E riuscirci. Il 2016 è stato l’anno in cui diverse donne, a modo loro, hanno fatto sentire la propria voce. Da Serena Williams che chiede di non essere definita come una tra le “migliori atlete donne” [best female athlets, n.d.r.] ma tra i migliori atleti, punto, a Hillary Clinton, che ha mobilitato la coscienza di milioni di donne.

Qualcosa sta cambiando, a partire dalla percezione del termine femminismo. Parola terribile fino a qualche anno fa, ma con la quale sempre più donne stanno facendo pace.

Il merito? Sicuramente di molte celebrity. Beyoncé, Emma Watson, Lena Dunham sono solo alcune delle donne che hanno deciso di sfruttare la loro popolarità non per farci sapere quante bacche di goji al giorno mangiano ma per lanciare un messaggio vero, che non è semplicemente “Girl Power”.  È “basta con il sessismo”. Nelle interviste, nei film, nei magazine, nella pubblicità.

(Photo by Michael Buckner/Getty Images)

Ribaltare la prospettiva con la quale si guarda alle donne e al loro ruolo paga ed è dimostrato dalla quantità di aziende che stanno abbracciando il femvertising.

Avete presente la campagna #LikeAGirl degli assorbenti Always e le campagne di Dove sulla bellezza autentica? Ok, quello è femvertising.

D’accordo, è pubblicità ma, come dice Andi Zeisler, founder di BitchMedia e autrice di We were Feminist Once, “dato che sono esposta comunque alla pubblicità, questa è meno peggio delle altre. Perché almeno non sta cercando deliberatamente di farmi sentire uno schifo”.

Secondo uno studio dell’agenzia pubblicitaria Badger & Winters, che si impegna contro l’oggettificazione delle donne in pubblicità, le aziende che dipingono e donne forti, indipendenti e non stereotipate hanno un incremento dell’intenzione di acquisto del 35% e un miglioramento della brand reputation del 83%.

Siamo così, dolcemente complicate.
Anche n
o, grazie.

Sta emergendo una nuova figura, quella della donna “badass”, tosta, che non è più l’eccezione, ma la regola.

Non è un caso che nel report sui Visual Trends di Getty Images, una delle tendenze fotografiche del 2017 sarà la rappresentazione di questo tipo di donne, soprannominate Gritty Women.

C’è una nuova donna sulla scena, e sta distruggendo le convenzioni e abbattendo i muri. È dura. È tenace. Ha un obiettivo chiaro e non ha paura di sporcarsi le mani. Non bisogna farla arrabbiare o sottovalutarla.

È una combattente, è femminista, è un fenomeno. È la Gritty Woman, più preoccupata di ciò che può fare che di come dovrebbe apparire.
Getty Images Visual Trends Report 2017

La cultura pop si sta velocemente popolando di figure femminili diverse. Claire Underwood, Jessica Jones, la regina Elisabetta II raccontata in The Crown, il cast quasi esclusivamente femminile di Orange is the new Black sono solo alcuni esempi dei nuovi modelli emergenti, donne che non si realizzano attraverso il matrimonio, i figli, l’amore.

Le donne hanno fame di vedere le donne in azione. Sono più attente alle storie e a come vengono raccontate, attente – per alcuni – al limite della pedanteria, ma va bene così.

Quando bisogna riequilibrare secoli di maschilismo, l’esagerazione è ammessa.

Le donne come esempio per le altre donne, non come rivali. Le donne come eroine.

C’è chi sta riuscendo a raccontare le cose in una maniera diversa e no, dire “nel suo piccolo” non potrebbe essere più sbagliato.

Elena Favilli e Francesca Cavallo sono le due fondatrici di Timbuktu, una startup che ha battuto tutti i record di finanziamento su Kickstarter con il libro GoodNight Stories for Rebel Girls. 675.000 dollari. 100 storie con protagoniste 100 donne vere, da Jane Austen alle Serena e Venus Williams, da Frida Khalo a Elisabetta I per ispirare le bambine a seguire modelli diversi.

Il modo in cui parliamo, scriviamo, la prospettiva dalla quale chiederemo agli altri di guardare le cose sono importanti. E possono davvero rendere il 2017 l’anno delle donne.

A chi fosse arrivato a questo punto chiedendosi il perché di tutto questo su un blog di moda, dico “perché no?”

Questo blog si impegna a non demolire in alcun modo la fiducia e l’autostima di chi lo legge.
Ci sarà sempre spazio per l’ironia, i mascara e le borse. Non ci sarà mai spazio per il sessismo e per la mortificazione del corpo.

Daremo sempre spazio a modelli positivi, creatività femminile, coraggio. Esempi di stile nell’accezione più ampia del termine.

È un percorso iniziato un paio di anni fa, con un pezzo nel quale ci impegnavamo ad abolire espressioni odiose come “non passare inosservata” o “essere perfetta”. Un percorso che intendiamo proseguire.

Perché in fondo, lo sappiamo, il vero lusso è essere se stessi.

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