Lettera d’amore a Sofia Coppola

Cara Sofia,

questo amore nasce nel 2004, quando sui titoli di coda di Lost in traslation sono rimasto inchiodato alla poltrona di velluto blu chiedendomi cosa Bob avesse sussurrato all’orecchio di Charlotte. Un colpo di fulmine a cui è seguito, dopo l’esplodere della passione (Il giardino delle vergini suicide nelle frequenti notti d’insonnia ai tempi del liceo, la scoperta di Lick the star, la ricerca compulsiva di interviste, articoli, fotografie. Insomma, la scoperta che oltre a Mary Corleone accasciata sulla scalinata dell’imponente Teatro Massimo ci fosse qualcosa in più.

C’erano gli “anni da dilettante”, così come li hai definiti: lo stage estivo da Chanel, le foto per Vogue, il brand Milk Fed, e ancora prima la vita sui set insieme a papà Francis e mamma Eleonor, le vacanze con la zia Talia Shire e il cugino Nicolas Cage. C’era un universo che ha alimentato quell’immaginario che ti ha reso la regista che mi ha sedotto, con la sua estetica precisa, unica e che mi scioglie ad ogni occasione, anche nelle meno riuscite.

E c’erano anche le clip musicali, come quella galeotta (100% dei Sonic Youth) che ti ha fatto incontrare il tuo primo marito: Spike Jonze. E qui occorre aprire una parentesi: nel 1997 a dirigerti sul set di Electronbank  è Spike, il più figo tra  i registi, già tuo fidanzato e presto tuo sposo; nel 2010 è un tuo ex a consegnarti il Leone d’oro per Somewhere, si tratta di un tale Quentin Tarantino…ma nel frattempo hai avuto tempo di risposarti con Thomas Mars dei Phoenix, che hanno anche composto la colonna sonora di The Beguiled.

Fashion, ma non victim, nel tempo hai imposto la tua estetica anche in quell’ambito: una borsa, qualche fashion film, un’intera collezione di Roberto Cavalli (al massimo della forma) ispirata alla tua Maria Antonietta, così come la prestigiosa copertina di Vogue America di settembre. Sei diventata perfino l’idolo di quella mandria di vittime che, del tuo raffinato, colto, difficile cinema, non sono capaci di penetrare il mistero, il senso, lo spessore cinematografico e quello sociale, ma che quando parte Azelia Banks nella più cheap delle discoteche si scatenano dimenandosi come Emma Watson in Bling Ring. E ti idolatrano, anche se baracconi, social addicted e non vanno mai al cinema.

E’ straordinario come, nell’epoca in cui tutti hanno qualcosa da dire, nella ricerca ossessiva e disperata di coolness, ti sia imposta come vera icona: con un cinema privo di spiegazioni e attento ad osservare, uno stile discreto ma sontuoso, una bellezza non convenzionale e “un naso importante, di quelli che non si vedono più, e che contribuisce a renderla affascinante, unica” (così come scrive Natalia Aspesi) riesca. Perchè in fondo, come diciamo sempre noi su The Wardrobe: il vero lusso è essere se stessi.

Non è da tutti giganteggiare con uno smilzo tailleurino nero di Chanel tra l’altrettanto amata sua maestà Nicole Kidman e la sempre più interessante Elle Fanning. Su poche, pochissime, giovani attrici come lei, e ancor meno coetanei colleghi uomini, riponiamo le speranze sul futuro. Non di soli grandi film infatti si nutre quella magia chiamata cinema.

Nel frattempo continua a regalarci il tuo sguardo appasionato, elegante, curioso su giovani adolescenti di ieri e di oggi, sorelle evanescenti come figure mitologiche, regine non sbiadite dal tempo, insonni perduti tra suoni e luci di megalopoli sconosciute, uomini soli in mezzo ad una strada, adolescenti assillati dal desiderio ma privi di sogni.

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