Be italian: la bellezza ci salverà dalla crisi

Fiat 500 collection

Pare sia giunto il tempo di redimere l’Italia da questa immagine sbiadita, degradante e degradata che negli ultimi tempi è stata mostrata al mondo in seno a questa grave crisi finanziaria. Pensare che la moda non debba avere un ruolo fondamentale nel far fronte a questa situazione è pura cecità.

Anche se alcuni dei più celebri marchi italiani sono ormai nelle mani dei colossi francesi  (l’ultima grave perdita è  lo storico Brioni) non dimentichiamo che dietro quste aziende c’è sempre un indotto enorme di lavoratori che va dalle menti creative alle eccellenze manufatturiere, dai manager agli addetti alle vendite. Il made in Italy resta la seconda voce del bilancio nazionale e la speranza è che il governo che si appresta a nascere riesca una volta per tutte a fare una legge organica per tutelare questa risorsa.

Ma l’Italia, dicevamo, è stata pesantemente colpita anche nella sua immagine. Un tempo era Gigi Rizzi che con la sua bandana alla pirata seduceva Brigitte Bardot a St.Tropez e conquistava la Francia, in anni più recenti la bandana la indossava un uomo di mezza età per nascondere i segni del trapianto di capelli. La moda attraverso le pagine delle patinate riviste e delle campagne pubblicitarie che fanno il giro del mondo potrebbe essere lo strumento perfetto per raccontare una diversa Italia che esiste, anche se a volte siamo i primi a dimenticarla.

tavolo di Gaetano Pesce

Non è campanilismo pensare che una delle nostre belle piazze possa essere un set fotografico più bello di una stanza d’hotel d’oltreoceano, senza contare che si abbatterebbero i costi e la spesa resterebbe comunque in Italia. Ovviamente nessuno pensa ad una sorta di autarchia nella moda e nell’editoria, però sarebeb bello se ci fossero maggiori possibilità, più attenzione, più investimenti. “Il Gattopardo” ci insegna che il passato, per quanto glorioso, non è sufficiente. L’immagine di Bel Paese non può essere un’abitudine, non può legarsi solo alle icone del passato, ma deve essere resa contemporanea.

Ben vengano la Bellucci e la Balti nelle campagne pubblicitarie, gli abiti cartolina di Frankie Morello, il Mediterraneo della collezione Ferragamo, il Rinascimento di Aquilano.Rimondi, del resto come ha detto Anna Dello Russo alla nostra Simona che le è riuscita a strappare un’intervista durante la fashion week: “la tendenza della prossima estate  è l’italianità”. E internazionalità non è sinonimo di esterofilia.

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