Gucci, un romantico a Milano [speciale sfilate FW 2012-2013] #MFW

C’è un sottile filo – o forse stiamo forzando la mano? – che mette insieme i Baustelle e la collezione di Gucci: il riferimento a Baudelaire, alla decadenza elegante e alla delicatezza dello stile. Delicato, ma non per questo meno incisivo, proprio come i testi della band italiana.

 

“Quando il dandy muore fuori nasce un fiore” cantano in “Un romantico a Milano”:  infatti il dandy a cui ci ha abituato Frida Giannini, con  camicie anni ’70 e cravatte sottili è morto per lasciare spazio a questo nuovo poeta maledetto, che i motivi floreali, discreti e stilizzati, li indossa sui pantaloni e li usa come decor di borse damascate, grandi abbastanza da farci stare dentro una vita intera.

Si demolisce il caposaldo del guardaroba maschile – la camicia – eliminandola completamente, in favore di maglioni girocollo e gilet. Il pezzo forte dell’armadio sono i pantaloni decor, l’accessorio è l’occhiale da sole aranciato, che non cela completamente lo sguardo. Perché l’uomo romantico di Gucci è sì timido, ma non per questo vuole nascondersi, anzi non passa comunque inosservato.

 

 

Sarà l’austerity che ci aspetta o quella che stiamo già vivendo, ma questo uomo di Frida Giannini non sembra avvezzo a grandi colpi di testa. Semmai a gesti drammatici e perdutamente romantici, non prima di aver dato alle fiamme i suoi scritti. Che magari, ai giorni d’oggi, non sono più romanzi o poesie ma testi di canzoni. Di un ex dandy, diventato un romantico a Milano.

 

La recensione della sfilata di Gucci di Andrea Vigneri la trovate sul sito della Camera Nazionale della Moda Italiana.

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