Paris Haute Couture SS 2012, il meglio dell’alta moda [speciale sfilate]

di Salvatore Izzo

Si apre con Versace il gran ballo dell’alta moda francese, un passo d’inizio davvero appropriato. Se l’haute couture è fabbrica di sogni destinata ad alimentare esigenze più terrene come un profumo, una crema o un rossetto, Donatella Versace è l’incantatrice che è riuscita a rinnovarlo quel sogno. L’appuntamento con il pubblico è all’Ecole Nationale Des Beaux-Arts dove entra in scena una collezione di straordinarie creazioni, partita dall’immagine di una donna di fantasia, che poi è anche diventata icona: Barbarella. Modelle sicure sfilano in abiti bustier e a sirena, incrostati di pizzo e jais, mini dress in lamè e completi da biker influenzati dall’onda lunare.

 

Un glamour futurista invece domina sulla passerella Giorgio Armani Privè, attratto dalla pericolosità dei serpenti, il nostro designer veste di squame le sue donne in abiti dalle silhouette tagliate come i diamanti – la linea precisa, allungata, a tratti modellata a spirale per avvolgere il corpo – pantaloni in tinta, riflessi iridescenti dei tessuti, rigidi e specchiati, trame e stampe esotiche. Disegnati in esclusiva da Philip Treacy, gli avveniristici cappelli si posano sulla testa come serpenti per cedere il passo a disordinate ciocche di capelli che celano i volti delle modelle perfettamente truccati da Linda Cantello, una vera celebrità del campo e make-up artist internazionale per Giorgio Armani Cosmetics.

 

 

Quello della maison Dior è un sogno a metà. Bill Gaytten, ex braccio destro di John Galliano, svolge il suo inappuntabile compito trascurando però quello che più ci piaceva della casa di moda: gli eccessi. La collezione si sviluppa su un gioco quasi fotografico di sovrapposizioni di bianco e nero. Sotto le luci dei riflettori tornano le famose ‘bar’ di monsieur Dior, giacchine avvitate, animate da grandi fiocchi. I riquadri e il pied-de-poule adottati come unici tocchi grafici, e poi le pieghe, sottili oppure rigonfie come nidi d’ape. Un tripudio di viola e di beige colora maestose vesti forse un po’ troppo d’antan, in una miriade di petali a strati. Applausi, comunque.

 

Chanel on the air. Probabilmente anche Karl Lagerfeld deve essersi appassionato a Pan Am, la nuova serie tv ambientata negli anni ’60 che narra le vicende delle hostess di volo della Pan American World Airways. Lo scenario è degno di un set cinematografico, l’interno di un aereo con tanto di doppia C sulla moquette dove sfilano le modelle vestite con le tonalità più brillanti del cielo, dal blu scuro all’azzurro fino al celeste polvere. Il concetto è quello di  una “Day Couture” ovvero l’alta moda adatta anche al quotidiano, portabile sia di giorno che di sera e non soltanto nella grandi occasioni. In passerella, o meglio, in volo, una sola eccezione è ammessa: un ampio abito in bianco e nero con stampa a giraffa.

 

A Givenchy è attribuito l’applauso più lungo di questi giorni d’alta moda parigina. Riccardo Tisci, designer e orgoglio italianissimo, mette a dura prova le altre case di moda che in questi giorni hanno dato il massimo per ottenere il consenso del pubblico. La pelle del coccodrillo, per esempio, viene lavorata in una maniera del tutto inconsueta, tagliata scaglia per scaglia e riassemblata su uno strato di tulle leggerissimo, dando vita a quello che sembra apparire come uno dei più preziosi ricami mai visti. Suggestioni e atmosfere quelle portate in passerella prese in prestito dal film Metropolis, ha dichiarato Tisci. E in effetti, le nove creazioni devono molto a quell’idea di déco e all’abito-robot, come concepito nelle immagini malinconiche e cupe del film.

 

Il mito di Amy Winehouse è destinato a restare nella storia, anche della moda. Jean Paul Gaultier, amico fidato e fan della celebre artista scomparsa troppo presto, ha deciso di dedicare l’haute couture proprio a lei e alle sue canzoni. Così i pezzi della nuova collezione prendono il nome di “Stronger than me”, una polo di jersey plissetta, “It took me by surprise”, una giacca dai fianchi ricamati, “Back to black”, una redingote trasparente. E così via, fino a “Rehab”, una sorta di polo-body portata con gonna ampia dalle righe larghissime. La cifra stilistica di Jean-Paul è tutta nelle sue creazioni, nei suoi trench, nel giubotto di pelle bicolore e nella guêpière che esprime, secondo l’enfant terrible della moda francese, una femminilità assolutamente necessaria.

Che sia couture dunque, ma che sia anche contemporanea, come fanno al meglio Pier Paolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri, direttori creativi di Valentino. Sta tutta in quelle stampe di foglie e fiori l’espressione del loro valore che riprende la grande storia della casa rendendola più attuale, leggera, seduttiva. Pieghe e movimento, pieghe in movimento, come pagine di un libro da sfogliare, decori per abiti romantici e sensuali al tempo stesso, che risplendono nei ricami in cristallo, frantumati e rivestiti, nei colori dell’età dell’innocenza, il panna e il rosa cipria, ma anche l’avorio e il glicine dei fiori stampati sul più etero chiffon.

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