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Ferzan e la Magnifica Presenza di una pièce mai svolta

magnifica presenza

magnifica presenza

di Giuseppe Bocina

Ieri sera all’ultimo spettacolo di un cinema dai più dimenticato e sovrastato dall’avvento delle nuove sale ho avuto il piacere di assistere all’ultima opera cinematografica di Ferzan Ozpetek.
La pellicola si discosta notevolmente dalle più recenti del regista, il tema omosessuale è un dimenticato contorno di una trama surreale, a tratti disorganica e forse per questo estremamente affascinante.


Pietro, attoruncolo catanese, nel confuso rapporto con se stesso è l’unico a poter interagire con delle Magnifiche Presenze che albergano in casa sua. Inizialmente spaventato riesce poi a conoscerle, ad apprezzarle ed infine a non poterne fare a meno.
Il tema della solitudine che accompagna l’intera pellicola è perfettamente reso da tutti gli attori che sembrano recitare ognuno un copione proprio; l’ansia della Puccini per la scomparsa del figlio, la rivalità della Buy tipica delle Dive anni 40′, l’incapace ricerca di stabilità della cugina Maria ed infine le bugie amorose che il protagonista racconta a se stesso per tentare di reprimere la sua profonda insicurezza.

magnifica presenza

Sul finire Anna Proclemer, che con poche e taglienti battute si conferma essere la migliore attrice italiana vivente, ci trascina nella più antica e mai risolta diatriba sulla natura dell’arte; che questa sia istrionica esaltazione della bellezza come la sua Livia Morosini vuole raccontarci o sia forse l’irrefrenabile e censurata espressione politica della compagnia Apollonio.
Per il più delle critiche il film è parso avere uno sviluppo poco agile come a lasciare dei vuoti; ed è forse questa la caratteristica che più mi ha colpito. Il regista con questo senso di non svolto che accompagna tutto il film ha come voluto interrompere la pièce esattamente come fu interrotta, nel 1943, quella delle nostre Magnifiche Presenze.

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