Written by 13:06 EDITORIALI, le opinioni di Simona, MODA • 4 Comments

Roberto Cavalli, twitter e i “professori della comunicazione”

roberto cavalli

Da qualche tempo l’account twitter Roberto Cavalli (@Roberto_Cavalli) che twittava news relative al marchio è stato “preso in gestione” da un social media manager d’eccezione: Roberto Cavalli in persona che ha abbandonato il suo account personale (@RCavalli) per dedicarsi a quello dell’azienda – con più follower e più riconoscibile.

Alternati ai tradizionali tweet corporate sono apparsi tweet dello stilista che, tra l’altro, tiene anche un blog personale nel quale scrive quotidianamente della sua vita, delle sue ispirazioni e degli episodi di vita quotidiana.

Diciamo che è impossibile non notare la mano di Roberto quando twitta: si tratta di messaggi scritti di getto, in un inglese tutt’altro che perfetto, ma proprio per questo genuini. È lo stesso stilista ad ammettere che, avendo imparato l’inglese “ad orecchio” , il suo inglese non è dei migliori. Ma tant’è, seguire Roberto Cavalli e il suo approccio genuino a Twitter come strumento di comunicazione è interessante sia dal punto di vista personale che dal punto di vista di chi fa comunicazione.

Finora, i casi più interessanti sono quelli dei profili di Stefano Gabbana, Francesco Scognamiglio e Alessandro Dell’acqua che usano il social network sia per parlare del loro lavoro sia per comunicare prevalentemente con i loro amici.

Roberto ha invece un rapporto diverso conTwitter, lo usa come se fosse un flusso di coscienza  per mettere a nudo il suo personaggio, rendendolo estremamente “persona”.

Non sono mancati però i professori della comunicazione che, si sa, sono anche professori d’inglese, di vita e di tuttologia. E, pervasi da quel coraggio che si materializza solo dietro lo schermo di un pc, hanno iniziato a deridere Roberto Cavalli per il suo inglese. E Roberto ha risposto a modo suo.

roberto cavalli twitter

Ovviamente le condanne ai modi poco ortodossi di Cavalli non si sono fatte attendere. Ma, secondo me, Cavalli ha fatto bene. E mi sarei stupita del contrario. Da social media manager suggerirei di lasciar correre, da utente mi sento liberata dalla reazione umana e unpolitically correct dello stilista.

A volte, le persone sembrano aver smarrito la base fondamentale di ogni rapporto, digitale o analogico che sia: la buona educazione. Avete mai detto a qualcuno, in faccia, durante una conversazione “ma come cazzo parli?” o cose del genere? Scommetto di no. Cosa autorizza quindi a prendersi certe libertà online?

Ci rende davvero più fighi, più cool, “stocazzare” i cosiddetti vip, rispondere loro con astio su questioni assolutamente irrilevanti, solo per il gusto di salvare il proprio tweet “coraggioso” tra i preferiti? Perché gli italiani si ostinano ad usare i social media come dei bambini di tre anni?

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