Written by 22:00 MODA, sfilate

Dolce&Gabbana, carusi in passerella [Speciale Sfilate Milano Moda Uomo SS 2013 #MFW]

sfilata

Ambientazione mediterranea come di consueto per la sfilata di Dolce & Gabbana che però, invece dei fasti delle luminarie da festa del paese o del Barocco, si affidano al minimalismo dei muretti in pietra e dei fichi d’india. Mentre mi chiedo il perché di questa scelta, il sipario si apre con il suono del marranzano siciliano, del “fiscaletto”, del tamburello.

Prima uscita, seconda, terza. Ci metto un po’ a realizzare che non si tratta di modelli. Sono bambini, ragazzi, uomini siciliani. Li riconosco dai lineamenti totalmente nostra, dall’incedere, dalla forma dei corpi. Siamo tutti increduli, ci guardiamo in faccia e strabuzziamo gli occhi.

A sfilare sono carusi (ragazzi, in dialetto catanese), picciotti siciliani nell’accezione più pura del termine (che ovviamente nulla ha a che fare con altri tipi di picciotti) che indossano pantaloni con pences a vita alta tenuti su da cinture, coppole, camicie stampate, maglie a righe. Tutte le fasi dell’uomo siciliano di altri tempi: calzoncini corti da ragazzino, piccoli uomini con il loro primo completo “da grandi” e i capelli con la riga di lato, ragazzi con la valigia “di cartone”, uomini di mare a torso nudo e pantaloncini, abbronzati dal sole, altri invece in completo della domenica.

Un boato alla fine dello show, meritatissimo, per Stefano Gabbana e Domenico Dolce, che anche questa volta hanno stupito tutti con l’inaspettato. Dai paramenti nobiliari dell’inverno al look da uomo della strada dell’estate, hanno saputo sorprenderci sia per la collezione profondamente siciliana sia per la scelta dei modelli.

Finito lo show, passo nel backstage per un saluto: cori da stadio per i due designer, spumante e mamme e parenti dei ragazzi, che si aggirano armate di fotocamera. Si abbracciano, ridono e chiedono se il video è già online. Mi lancio “bravi ragazzi, sono siciliana anch’io, mi sono commossa”. Mi accerchiano, partono le foto, mi chiedono se sono una giornalista e cominciano a raccontarmi tutto.

Alcuni sono stati scelti in spiaggia in Sicilia, uno di loro che fa il carrozziere mi racconta di sua figlia di due mesi e di sua moglie, un altro mi parla di quanto è stato bello scoprire cosa c’è dietro una sfilata. “Io non l’ho detto a nessuno, lo scopriranno quando torno” “Paura dell’attasso? (che sarebbe la iella)” faccio io. “Si” mi dice ridendo. “io invece l’ho detto a tutto il paese!” risponde un altro.

Racconto loro di Swide e di Sicilian Girl “E come ti hanno chiamata?”. “Ho ricevuto una mail” “Ah e non sei morta? Io stavo morendo quando arrivò la telefonata che mi avevano scelto”. Scoppiamo tutti a ridere.

Indossano tutti t-shirt con scritto Sicilia, continuano a saltellare. Finisce che il Metropol deve chiudere, i ragazzi devono andare, mi salutano sorridendo. E io corro alla prossima sfilata più felice che mai.

“So many Sicilies, why? Because Sicily has had the fate of finding itself, over the centuries, as the link between the great Western culture and the temptations of the desert and the sun, between reason and magic, between the storms of feelings and the heat of passion. Sicily suffers from an excess of identity and I do not know whether this is good or bad.” L’isola Plurale, Gesualdo Bufalino

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