Written by 12:15 EDITORIALI, Le opinioni di Andrea • 6 Comments

Miuccia Prada si sbaglia, ecco la meglio gioventù della moda italiana

giovani stilisti italiani

 

Ieri un tweet di Paola Bottelli invitava a rispondere alla provocazione lanciata da Miuccia Prada direttamente da Parigi durante la conferenza che ha accompagnato la bellissima sfilata di Miu Miu: “Il problema grave è anche che non ci sono i giovani designer giusti, bisognerebbe pagare quelli ‘fighi’ perché vengano a sfilare a Milano”.

 

Posto che immediatamente verrebbe da chiedere alla signora della moda italiana quali sono i nomi dei giovani talenti che sfilano a Parigi da pagare e fare sfilare a Milano, perché non mi sembra ce ne siano; ci sono designer come Raf Simons ed Hedi Slimane che pure lei stessa ha indirettamente criticato puntando il dito, giustamente, contro questa smania di fare rivivere i couturier e comunque certo giovani non sono, considerando le loro lunghe carriere, altrimenti dovremmo potere annoverare tra i giovani italiani anche Frida Giannini che, dati anagrafici alla mano, è di qualche anno più giovane.

 

 In ogni caso il tweet di Paola Bottelli chiedeva ai suoi follower di provare a rispondere alla provocazione della signora Prada facendo dei nomi di giovani talenti della moda italiana: ecco subito arrivare alcune risposte, compresa la mia:

Dunque sono subito saltati fuori dei nomi: Andrea Incontri, i Leitmotiv, il duo creativo di Come For Breakfast, quello dei Co|Te, di Andrea Pompilio, Marco De Vincenzo, Bianca Gervasio, A-lab Milano e Mirko Fontana.

 

 I nomi mi sembrano che ci siano, e probabilmente Paola Bottelli avrà ricevuto altri tweet di risposta con designer che saranno sfuggiti a me e alle due ragazze con cui si è svolta la mia chiacchierata su twitter ( giusto per fare un esempio manca quello di Puglisi che di certo ha un appeal mediatico non indifferente, se non è uno “stilista figo” lui..).

 

Ad ogni modo l’aspetto su cui mi sembra valga la pena riflettere è il seguente: la moda di questi giovani designer o di questi nuovi brand italiani è oltre che giovane e moderna, a volte molto sperimentale grazie alla ricerca dei tessuti e ad esempio dei metodi di stampa, una moda che piace alle donne, indossabile e che può raggiungere la strada oltre che le riviste di moda. Non basta per essere “fighi”? Sulla moda francese, stagione dopo stagione, per me si rinnova un vecchio giudizio di Natalia Aspesi che la definì “falsa e teatrale”, con le dovute eccezioni del caso. Proprio ieri Franca Sozzani dal suo blog tuonava contro gli stracci definiti divini dalle fashion icon: ecco se per stilisti fighi intendiamo quelli che fanno le tuniche che diventano cool in virtù dei personaggi “giusti”, francamente restino pure a Parigi o in altri paesi.

 

Il pericolo che Milano perda terreno sul piano internazionale è una polemica vecchia quanto il sistema moda italiano, basta navigare su youtube per scoprire dei preziosi video in cui giornaliste come Adriana Mulassano sono interrogate sulla minaccia rappresentato negli anno ’90 dall’ondata dei designer orientali.

I brand italiani, a differenza di quelli francesi, hanno anzi avuto la possibilità, proprio perché di giovani designer “fighi” nel nostro paese ne sono cresciuti, di potere sostituire grandi direttori creativi scomparsi, o andati via: si pensi alla già citata Frida Giannini, al duo Citron e Piaggi da Ferrè, la stessa Bianca Gervasio con il suo bellissimo lavoro da Mila Schon, Piccioli e Chiuri da Valentino, Colangelo per Genny, senza contare le figlie d’arte come Veronica Etro e Angela Missoni che, comunque giovani, hanno preso le redini di case di moda prestigiose e vincenti nel mondo.

 

Non penso che a Miuccia Prada possa essere sfuggito tutto ciò, lei da grandissima e potentissima ha lanciato ieri una provocazione perché è giusto che Milano conservi tutto il prestigio e il suo peso internazionale insidiato da altri e forti poteri e di certo non entro sul punto della gestione delle sfilate milanesi, prima di tutto perché da blogger della CNMI sarei di parte. La stampa francese ha sempre dimostrato di sapere fare sistema, puntando l’accento sui pregi della loro moda, quella italiana un po’ meno, come se la portabilità dei capi costituisse spesso un handicap, non è così: quando il “Time” dedicò la copertina a Giorgio Armani disse che la moda era l’abito di un’epoca e quegli anni indossavano Armani, oggi la gente, non le riviste, indossa la moda italiana, anche quando compra le varianti low cost di quei trend che sono lanciati sulle passerelle milanesi.

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