Il made in Italy a suon di martello [#MoreschiExperience part-I]

Moreschi scarpe

Quella di Moreschi è una bella storia italiana, di quelle che per inizio hanno come sfondo il Paese nel dopoguerra, quando l’incoscienza e le necessità diventavano virtù, non si rischiava di perdere nulla (dato che il conflitto aveva distrutto tutto) e allora si aveva il coraggio di scommettere su qualcosa. Chi poi aveva la giusta intuizione, finiva per costruire qualcosa di inaspettato. Così è accaduto a Mario Moreschi che da bancario è finito a fondare un calzaturificio destinato a diventare un celebre marchio internazionale, aguzzando l’ingegno e decidendo di seguire una controtendenza: realizzare scarpe di qualità nella Vigevano in cui si produceva quasi il 50% delle calzature italiane.

Fabbrica Moreschi Vigevano

Moreschi fabbrica a Vigevano

Sessant’anni dopo a raccontarmi questa storia, proprio a Vigevano, è Francesco Moreschi, nipote di Mario e responsabile marketing del marchio di cui è alla guida insieme ai fratelli e al padre GianBeppe che ne è presidente. Mentre ascolto le sue parole, che non nascondono un tocco di sano orgoglio, in un’accezione che si dovrebbe riscoprire, mi vengono in mente altre storie di aziende familiari nate in quegli anni, più o meno tra le stesse difficoltà e con le stesse modalità. È una costante che si ripresenta spesso quando ci si trova di fronte alla storia del Made in Italy, e forse finisce per esserne anche uno degli aspetti più importanti, perché il carattere familiare di un’azienda si proietta nei valori che difende.

magazzino pelli Moreschi

Ci si impiega davvero poco a capirlo, basta iniziare a girare per la fabbrica a Vigevano, dove ci si muove in bicicletta e ci si imbatte per caso nell’asilo aziendale, nato per favorire la manodopera femminile (circa il 70% degli addetti). Una realtà virtuosa in cui si scommette sulle virtù manuali degli operai, tutti specializzati e, spesso, addirittura figli d’arte.

Modello di plastica Moreschi

realizzazione scarpe Moreschi

Le circa 300 mila calzature che Moreschi realizza ogni anno nascono proprio qui, una realtà che racchiude in sè tutte le fasi di realizzazione fino alla spedizione, compreso il processo di cucitura delle tomaie, quasi sempre delocalizzato all’estero anche da importanti marchi italiani. Ma come se ciò non bastasse, Moreschi accetta anche di fare da tester per i macchinari innovativi che vengono realizzati a Vigevano, dimostrando così uno speciale legame col territorio.

come si fa una scarpa Moreschi

Odori e rumori forti, che sanno di “originalità”: dalle cantine del cuoio in cui viene fatto stagionare all’assemblamento in cui gli operai incollano, martellano e cuciono. Vedere come il modello di plastica su cui si disegna a mano diventi digitale e poi ancora una volta il processo torni ad essere manuale è un’esperienza unica che regala un punto di vista inconsueto, svela le ragioni per cui il bello e ben fatto si traduca inevitabilmente in certi costi e il perché la moda, necessariamente, non può essere democratica. Gironzolando per l’azienda non potevo fare a meno di pensare all’ormai storica puntata di “Report” dedicata alla filiera del made in Italy che veniva corrotta, e cogliere le differenze con i cinesi stipati in piccole stanze e costretti a turni massacranti, privi di quelle competenze che tutto il mondo riconosce alla manodopera italiana. E mentre di fronte a me vedevo confezionare le calzature del prossimo autunno/inverno 2013-2014 (che vi svelerò in un secondo post) il rumore dei martelletti che picchiavano sulle calzature, fissava nella mia mente le ragioni di un orgoglio che è chiamato made in Italy (…made in Vigevano in questo caso), che con questa visita ho potuto scoprire.

artigiani Made in Italy Moreschi

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