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“Grace di Monaco”, Santa Nicole

Nicole Kidman Grace Kelly

Nicole Kidman Grace Kelly

 

Cosa è peggio di un’americanata al cinema? Un’americanata al cinema girata da un regista europeo. Grace di Monaco di Oliver Dahan non è un film brutto, non sarebbe giusto definirlo tale, se non altro per la bellezza dei paesaggi, degli interni, degli abiti e di una Nicole Kidman in stato di grazia. Sommandoli non saranno neanche 10 i minuti in cui sul grande schermo non compare lei nei panni di Grace Kelly. E il risultato è credibile, del resto i panni di Grace Kelly (l’attrice, non la principessa di Monaco) li aveva già vestiti sul set del bellissimo The Others.

 

Esprimere un giudizio su Grace di Monaco è difficile: non è un film brutto dicevo, anzi scorre senza che lo spettatore se ne renda conto. E proprio questa è la sua debolezza, pecca di un’inconsistenza tale che sembra di non avere visto nulla, se non lo sciorinare di abiti raffinati di una Cenerentola del ‘900, impossibile quindi sentirne quindi il peso durante la visione. Ma è altrettanto impossibile dargli un qualche peso, soprattutto dopo quella scena finale con un discorso sull’amore che sembra scritta da un autore di Harmony. Il risultato è prevedibile: come il film su Yves Sant Laurent (di cui vi avevo già parlato) Grace di Monaco ha tutti i difetti tipici delle biografie sulle grandi icone.

 

Per fortuna c’è Nicole Kidman, Santa Nicole dei red carpet, che illumina ogni debole fotogramma con la sua aura da vera diva. Lei in Armani Privè che balla la rumba con Lambert Wilson resta una delle immagini più belle del Festival di Cannes 2014, e una lezione di eleganza vera.

 

 

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