Suzy Menkes e la volgarità

AquilanoRimondi Balmain

Quando un abito è volgare? La risposta a questa domanda è piuttosto complessa, e la ragione è semplice: i confini stessi della volgarità sono così confusi che il concetto stesso sembra essere sfumato. In nome del successo o della libertà o della santificata popolarità, ciò che fino a qualche decennio fa veniva additato come volgare dall’opinione pubblica, oggi per esempio viene perseguito. Personaggi come Kim Kardashian sono icone di successo e la loro estetica è il simbolo di quel successo.

A quel punto non resta che approfondire la realtà che ci circonda, osservarla e studiarla. Ci si aspetterebbe quindi che Suzy Menkes, la più famosa e autorevole cronista di moda esistente, acuta e pungente, sia capace di interpretare la realtà, analizzarla e spiegarcela. Eppure devo confessarvi che sempre più spesso la mia fiducia in quelli che ho sempre considerato dei “maestri del mestiere” vacilla.

E ha vacillato ancora in occasione delle fashion week della primavera estate 2015, e non per la polemica arcinota sugli anni ’70 che a Milano sono noiosi e a Parigi fanno piegare la testa per la meraviglia alle giornaliste.

Ha vacillato perché, dopo aver letto che Suzy Menkes definiva quasi volgare uno degli outfit del sofisticato duo Aquilano.Rimondi, mi sarei aspettato di leggere delle parole dure di fronte ai copri capezzoli visti sulla passerella di Balmain (definizione della collezione priva di giudizio di valore).

Se non altro perché il 27 settembre 2009 la Menkes aveva avuto la presunzione di conoscere il look delle signorine Bunga Bunga, sostenendo che fosse il medesimo apparso sulle passerelle di Armani. Eppure io, che con le signorine Bunga Bunga mi sono ritrovato a conversare per intere sere in veste di cronista, vi assicuro che sono ben’altre le firme appese negli armadi degli appartamenti pagati dai loro milionari amanti.

In occasione dell’ultima fashion week parigina invece, Suzy Menkes si è anzi premurata di difendere la collezione Balmain disegnata da Olivier Rousteing: “The first protective layer to potential vulgarity is the Balmain ateliers, whose work is couture standard”, e ancora: “I would not describe these seductive clothes as ‘tasteless’. They had all the optimism of youth and an outrageous sense of fun”.

Nelle sottili fasce di cui sono fatti gli abiti di Balmain, la Menkes non ha invece visto nulla della Francia di Hollande, non le sono venute in mente le adolescenti annoiate di Bling ring che si emozionano di fronte ad un abito di questo marchio custodito nell’armadio di Paris Hilton. Eppure nelle linee della collezione Gucci di qualche tempo fa era capace di intravedere Berlusconi, Monti e Grillo…Non il lavoro di un marchio che pensa con una visione globale e capace di dettare le tendenze nel mondo.

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