5 consigli per designer e marchi emergenti

Siete dei giovani designer? Sognate di avere una collezione vostra? Siete pronti ma non sapete da dove cominciare con la comunicazione? Ecco cosa fare.

1) Registrate il dominio e aprite immediatamente un sito.

Creare un sito

Non importa se per due mesi ci sarà scritto solo “coming soon”.
Comprare il dominio è fondamentale.
Dopodiché, armatevi di pazienza e cercate di mettere in piedi un sito. Ci sono decine di temi semplici e già pronti per WordPress, che consente di realizzare un sito anche alla persona tecnologicamente più imbranata.
Se proprio non ce la fate, rivolgetevi a qualcuno, magari giovane come voi e alle prime armi. Datevi una mano l’un con latro e pattuite un prezzo ragionevole.
Perché pagare per avere un sito se Facebook è gratis, vi direte?
Semplice: perché il sito e i suoi contenuti sono vostri, Facebook è di Mark Zuckerberg. E perché chi vi cerca su Google non può non trovare uno spazio vostro!
Poi aprite anche una pagina Facebook, un account Instagram e un profilo Twitter. Anche se non inizierete immediatamente ad usarli, fatelo lo stesso. Bloccate il vostro “nickname” prima che lo faccia qualcun altro.

2) Preparate un press kit

Scrivere

Un press kit è una cosa semplice da fare. Deve contenere 4/5 foto del vostro prodotto e un comunicato stampa.
Le foto possono non essere in alta risoluzione se state pianificando un invio di mail di “presentazione”, ovvero per far conoscere il vostro marchio.
Ben diverso se a chiedervi le foto è un giornalista/blogger: in questo caso le foto devono avere una buona risoluzione.
Il comunicato stampa, tasto dolente. Non tutti sanno scrivere, è vero, ma non per questo dovete scoraggiarvi.
Meglio scrivere un comunicato di presentazione breve e veritiero che un papello infarcito di espressioni trite e ritrite che non vogliono dire niente, come “cura e attenzione dei dettagli”. Una pagina è più che sufficiente.
Ricordate di scrivere 3 righe su di voi e sulla vostra formazione.

Fate un file zip e salvatelo su GoogleDrive o su Dropbox, per averlo sempre a portata di mano se qualcuno dovesse chiedervi del materiale informativo.
E già che ci siete salvate lì anche le foto in alta risoluzione, il lookbook o catalogo, nel caso il vostro interlocutore vi chiedesse dei materiali aggiuntivi.

Perché fare tutto questo? Perché rispondere “trovi le foto su Facebook” è da dilettanti. E voi state cercando di farvi strada tra i professionisti.

3) Scegliete a chi volete rivolgervi

Un consiglio spassionato: provate a farvi notare dai blogger di settore. Perché quando qualcosa diventa popolare online, poi arrivano anche le riviste blasonate.
Se non conoscete blogger di settore, vergognatevi. E poi cercateli. Leggete più blog che potete, segnatevi i blogger che rappresentano il vostro “cliente ideale”. Le mail stanno in “Contatti”.
Questo esercizio vi tornerà utile quando potrete permettervi un ufficio stampa/PR, perché vi consentirà di valutare se i Pr stanno coinvolgendo le persone più adatte al vostro brand.

Cercare online - giovani designer

4) Mandate delle mail personalizzate

Non vergognatevi se non avete un PR o un ufficio stampa. Non scrivete mail “alla cortese attenzione” firmate “Press Office & Relation & Worldwide Communication” perché fate ridere. Firmatevi con il vostro nome, presentatevi, siate umani. Ci impiegherete tempo, forse un giorno intero. Forse il vostro lavoro di designer non vale 10 ore fatte di “scrivi mail” e “invia mail”?
Dite chi siete, ai blogger piacciono le storie.

5) Fate networking

AMBROGIO THE FRENCHIE

Diciamoci la verità: specialmente se siete da soli, fare tutto quello che vi ho consigliato può essere un delirio. Se vi occupate di disegnare e realizzare materialmente una collezione moda, se avete a che fare con fornitori e siete anche alla ricerca di uno showroom o dio solo sa cosa, farcela da sola è quasi impossibile. Quindi, uscite, conoscete gente e raccontate il vostro progetto.
Cercate dei partner, un socio, o semplicemente qualcuno squattrinato come voi che voglia fare il PR e che vi aiuti con comunicati stampa e relazioni.
Se avete un po’ di soldi da investire, ingaggiate un freelance che possa supportarvi nelle attività di PR e comunicazione.

È vero, i soldi non crescono sugli alberi, ma se voi stessi non siete disposti ad investire sul vostro brand, chi pensate che vorrà farlo?

***

Questo articolo era nella mia mente da molto tempo e viene fuori ogni qualvolta un designer, o aspirante tale mi chiede dei consigli su come affermarsi. Sono cose che ripeto spesso, le ho solo messe a sistema, sperando possano essere utili a più persone possibili.

Dall’idea di questo articolo nasce anche un’altra idea: un incontro con professionisti del settore che possano dare ai giovani designer consigli da diverse angolazioni e non solo dal lato della comunicazione.

Per questo nasce “Giovani Designer, il talento non basta” un panel di un’ora all’interno del Fashion Camp 2015 – grazie Arianna Chieli! – dove in compagnia di Stefano Guerrini (giornalista e talent scout),  Antonella Sacchitelli (La.Te), Gabriele Stringa (blogger e docente all’Accademia del Lusso) e Licia Florio e Francio Ferrari (designer) capiremo quali sono i passi fondamentali da fare se si vuole diventare designer di successo.

Se l’argomento vi interessa, ci vediamo al Fashion Camp venerdì 12 giugno dalle 14 alle 15.

***

Photo Source: Death to stock, ad eccezione dell’ultima, gentilmente concessa da Ambrogio The Frenchie e dal suo papà.

 

    7 Comments

    • marco ha detto:

      consigli validissimi, tuttavia devo anche dire che ricevo ogni giorno tante mail di nuovi designer e brand, ma molte volte appunto manca un sito, mancano i social gestiti bene, mancano delle foto convincenti\r
      tuttavia vedo anche persone altrettanto impreparate che vanno avanti lo stesso perché hanno tanti santini in Paradiso, per non parlare poi di chi chiede soldi ai designer per vendere o proporre i loro prodotti\r
      una situazione che mi ricorda quella degli artisti, perlomeno in Italia, gente che deve continuare a sborsare soldi tutta la vita per avere il miraggio di lavorare, quando io dico sempre, nessuno chiederà mai soldi a un medico o un ragioniere per permettergli di esercitare la sua professione, a questo punto mi domando se non accada perchè in Italia ci sia poca considerazione di queste professioni, che difatti vengono prese di mira da figli di papà annoiati che non sanno in che modo riciclarsi, con risultati spesso mediocri dal punto di vista artistico e creativo\r
      un designer non deve pagare per lavorare, si suppone che di soldi ne abbia già sborsati parecchi per studiare, quindi aggiungo a tutti questi consigli..non pagare né per vendere, non pagare corsi o altre cose astruse che non portano da nessuna parte, tanto in Italia per essere presi sul serio quello che ci vuole è una bella spintarella

      • marco ha detto:

        chiedo scusa ma non ho riletto, ho scritto malissimo\r
        buona giornata!

        • simonamelani ha detto:

          Credo sia normale quando si è molto presi da un argomento ;) Condivido gran parte delle tue riflessioni, mai e poi mai pagare per esporre (a meno che non si debba pagare uno showroom, ma ovviamente quello è un altro discorso).

    • Sonia ha detto:

      ciao Simona, i blogger di moda o influencer come preferiscono farsi chiamare oggi, difficilmente dicono mezza vocale su un designer se non dietro lauto compenso\r
      non serve regalare i propri prodotti anche nel caso valgano svariate centinaia di euro, diciamo che della qualità del lavoro non credo che importi loro più di tanto, mi è capitato di vedermi recapitare il listino prezzi prima ancora di vedere cosa facessi\r
      quindi non so quanto questo consiglio possa risultare utile\r
      i blogger che sono più sul lato “giornalista” non parlano degli sconosciuti di solito, mi pare che recensiscano solo persone amiche, idem quelli stile magazine, quelli più sul lato “outfit” ti chiedono come minimo 200\500 euro più un prodotto in regalo e parliamo di persone poco famose, alla fine non gliene importa molto di promuovere i designer emergenti secondo me, aspirano a fare soldi e a collaborazioni con case consolidate che sono disposte a sborsare parecchi euro\r
      per i “piccoli” designer boh, non so quale via ci sia oggi per farsi conoscere\r
      se qualcuno ha altre opinioni in merito, vorrei saperne di più, io non ho avuto una buona impressione

      • simonamelani ha detto:

        Ciao Sonia, ovviamente ci sono blogger e blogger, influencer e influencer. Non tutti chiedono un compenso, quantomeno non sempre.
        Prima di tutto: in che modo tu stai promuovendo il tuo lavoro? Hai una presenza online consolidata? Frequenti – anche virtualmente – un ambiente che ti possa aiutare a farti conoscere?
        Mi spiace se hai avuto esperienze spiacevoli.
        Però se vuoi posso raccontarti la mia, fatta di decine di mail sgrammaticate ricevute, di allegati in word con le foto incollate sopra malamente, di link spiaccicati su facebook e di paccottiglia – perdonami il termine – spacciata per “design”. Come vedi, ci sono sempre due facce della medaglia.

        • Sonia ha detto:

          ciao Simona, rispondo con ritardo ma rispondo con uguale interesse, a me persone che lavorano da anni nel settore hanno sconsigliato la promozione attraverso blog e influencer\r
          del resto una foto vista per 5 secondi nell’infinito e nevrotico feed dei social, quanto valore può veramente avere?\r
          scegliere un marchio che ci rappresenta in maniera più o meno profonda o scegliere quello che va di moda per due giorni sul blogger famoso di turno, che il giorno dopo si sarà dimenticato di quel brand?\r
          personalmente posso dire di fare le cose come si deve, ho una laurea in design e non faccio paccottiglia, conosco l’italiano, ho un sito ben fatto, dei cataloghi, un press kit, non mi piace presentarmi in maniera troppo alla buona perchè in questo settore se fai così ti prendono per il collo, facendo la figura del neolaureato sprovveduto a cui spillare soldi su soldi per vari scopi\r
          anche perchè l’età del “volemose bene” l’ho superata da parecchio e ora ragiono più in termini imprenditoriali che del giovane emergente animato di sogni e buone speranze\r
          i mercenari che sono interessati solo ai soldi ci sono e ho imparato a non considerarli\r
          per tutto il resto diciamo che ho sperimentato più che altro indifferenza da parte di questi “signori” del web, tutta gente che ha a cuore se stessa e fare soldi facili più che un sano interesse per la moda\r
          più che frequentare i salotti virtuali preferisco lavorare bene ed è un consiglio che mi sento di dare ai miei colleghi\r
          in Italia si pensa più alla presenza salottiera, virtuale o meno, non chiediamoci come mai esiste tanto made in Italy che in Italia non si vede ma passa direttamente all’estero mentre qui vanno avanti marchi pietosi creati da gente che tutta immagine, pettegolezzo e niente sostanza

          • simonamelani ha detto:

            Ciao Sonia, scusa intanto se ci ho messo un po’ ad approvare questo commento, problemi al server.
            Per quanto riguarda il coinvolgimento di blogger e influencer, ci sono brand e attività che in questo modo hanno fatto la loro fortuna.Condivido in pieno che a volte conta più la presenza salottiera del talento, ma è anche vero che i blogger non sono tutti uguali.
            Non conosco la tua esperienza diretta con influencer o sedicenti tali, però posso davvero dirti che non tutti pretendono soldi per un post o una foto e che sono mossi da un impulso genuino.
            Ciò detto, ormai sono curiosa di vedere le tue cose, quindi sarei felice se mi mandassi il link al tuo sito.
            Grazie
            simona

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