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29 Maggio, è #DenimDay contro la violenza sulle donne

simona melani

simona melani Molte di noi erano poco più che ragazzine nel 1998, quando una sentenza shock della Corte di Cassazione italiana annullò una condanna per stupro perché la vittima indossava i jeans, ritenuti un indumento troppo complicato da sfilare senza la sua collaborazione. Molte altre invece quella sentenza se la ricordano bene, così come la rabbia provata.

Non una sentenza di 50 anni fa, ma di poco meno di 20 anni, in un Paese come il nostro, che si fregia del titolo di “civile”. Perché è sempre difficile sradicare da una mentalità intrisa di maschilismo come la nostra che la vittima di uno stupro, in qualche modo, se la sia andata a cercare.

Un vestito troppo corto, un abbigliamento appariscente, girare da sole a tarda notte, sono solo alcune delle mille cose che anche le donne (non tutte) si ritrovano a pensare quando sentono la notizia di una violenza.

Per questo ogni gesto è importante. Perché bisogna far mettere in moto le rotelle del cervello e in fuga i sensi di colpa che derivano dal fatto di essere semplicemente donne.

E per questo aderisco al #DenimDay, promosso da Guess e patrocinato da The Circle Italia a favore di Di.Re, Donne in Rete contro la violenza, che ci chiedono di indossare dei jeans proprio il 29 maggio, e spiegare a tutti il perché della nostra scelta.

Per rendere il suo supporto ancora più significativo, GUESS Foundation Europe donerà il 10% degli utili per ogni paio di jeans venduto e di alcuni prodotti selezionati venduti negli store dal 16 al 29 maggio.

I proventi delle vendite andranno a D.i.Re “Donne in Rete contro la violenza”, la prima associazione italiana a carattere nazionale di centri antiviolenza non istituzionali e gestiti da associazioni di donne.

Perché gli hashtag servono, ma l’aiuto concreto è quello che conta.

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