Marta Marzotto, “Una donna così è la vita”

Marta-Marzotto-con-Renato-Guttuso

D’autunno ci si divide tra le battute di caccia, d’inverno si fa un salto in pista a Cortina in compagnia di un improbabile ballerino di nome Salvatore Quasimodo, la primavera è tempo di infiniti happening romani tra registi da Oscar e aspiranti dive, e d’estate ci si scatena in Costa Smeralda in compagnia di 2 ragazzotti (tali Paul McCartney e Ringo Starr) che amano dondolarsi appesi alle travi dei locali.

Un gioiello, per brillare al suo meglio, ha bisogno della luce del sole“, così nasce il titolo dell’autobiografia (Smeraldi a colazione scritta con l’inimitabile Laura Laurenzi) con cui Marta Marzotto ci lascia all’età di 85 anni. Un memoir intenso che avevo pensato di consigliarvi come lettura estiva e che invece diventa l’occasione per celebrare una icona vera.

Le rughe, i boccoli, i caftani, i gioielli preziosi così esagerati da sembrare finti e il suo smagliante sorriso sono ciò che tutti ricordiamo in questi tempi popolati da cafone con milioni di followers e mondanità fasulla, finti set per finti protagonisti del loro tempo. Leggere le quasi 300 pagine di Smeraldi a colazione è l’occasione per ripercorrere mezzo secolo di storia italiana, di immergersi nei meccanismi difficili e oscuri della Prima Repubblica che ha visto Marta Marzotto protagonista con la triste vicenda legata alla scomparsa del suo amatissimo Renato Guttuso. Un caso di stato, un mistero (conversione in punto di morte, adozione e conseguente question dell’eredità) tipicamente italiano che ha gettato un ombra oscura su una storia d’amore degna di film: l’artista e la sua musa.

Una donna così è la vita. Ce n’è una sola, come la vita“, aveva detto di lei il celebre pittore che mai, fin dal primo incontro, smise di porre la sua musa al centro della sua opera con una voluttà mai assopita: “vorrei accarezzare all’infinito quell’osso, ripercorrere con le dita tutti i nodini della tua spina dorsale“.

Senza sottrarvi il piacere di scoprire (o riscoprire) la vita avventurosa, unica, preziosa di questa donna, mi concedo una riflessione doverosa in queste ore in cui le bacheche dei social network si popolano di fotografie di Martaccia. La storia di Marta è l’ennesima, ma mai sufficiente, prova che l’uomo può conquistare l’immortalità. Marta, consegnata all’eternità dalle opere del suo Renato, conclude l’autobiografia con un pensiero alla figlia Annalisa (tragicamente scomparsa a causa di una malattia rara) il cui nome è legato al restauro della Madonna del libro di Sandro Botticelli: “è la speranza che Annalisa possa continuare a vivere attraverso la bellezza infinita di questo ritratto, la sua armonia, la sua serenità, la sua pace”. Impariamo anche noi: leghiamo la nostra vita alla bellezza che ci circonda.

 

1 Comment

  • Francesca Bianchi ha detto:

    “Le rughe, i boccoli, i caftani, i gioielli preziosi così esagerati da sembrare finti e il suo smagliante sorriso sono ciò che tutti ricordiamo in questi tempi popolati da cafone con milioni di followers e mondanità fasulla, finti set per finti protagonisti del loro tempo”: quanto è vero!! Marta Marzotto con il suo amore sconfinato per la vita e per la Bellezza resterà immortale nel cuore di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerla e di apprezzarne la sensibilità, l’umiltà, l’intelligenza, la caparbietà, l’ottimismo, l’allegria, il suo essere sempre un’eterna ragazza nel profondo dell’anima e la sua sconfinata libertà, di cui andava fiera. \r
    Un articolo bellissimo; complimenti, Andrea!

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