ILUUT, moda sostenibile e accessibile a tutti

iluut-1Questa è una storia molto bella. C’entrano la moda, la voglia di fare qualcosa e internet. E delle donne super.

Tutto parte quando Elina Cerell, finlandese, carica un video su YouTube iniziando la ricerca di partner per realizzare il suo sogno. Una collezione di moda bella ma soprattutto sostenibile. Etica. Che non sfruttasse il lavoro delle persone e non facesse male all’ambiente. Anzi, che lo valorizzasse.

Spostiamoci a Milano. C’è Silvia Stella Osella, tessile designer che lavora per grandi marchi del fast fashion. Silvia vede il video di Elina e ci sta. La contatta e iniziano a parlare online. Qualche mese dopo si aggiunge al gruppo Vj Taganahan, da Londra, come fashion designer.ILUUT silviaEd è così che prende forma l’idea di ILUUT, che in finlandese vuol dire “vento”, ma scritto al contrario, ché in Finlandia hanno questa legge poetica che vieta di usare a scopi commerciali le parole che sono “di tutti”.

ILUUT è fatto di riunioni su Skype, ricerca e tanto learning by doing.  Silvia mi racconta davanti ad un bicchiere di vino che la sostenibilità è una cosa seria e che mentre andavano alla ricerca dei materiali hanno scoperto cose che neanche sospettavano, tipo che la produzione di cotone è una delle cose che consuma più acqua in assoluto. Le tre hanno speso più di un anno e mezzo in ricerca, con l’aspirazione di portare nella moda il concetto di KM zero già familiare nel mondo food.

Tutte le fibre utilizzate per la realizzazione della capsule collection che vedete in queste foto sono cresciute in maniera sostenibile in Europa, dal lino della Normandia al Tencel, una fibra di cellulosa che viene dall’Austria. Anche le stampe e le colorazioni sono a basso impatto ambientale, realizzate con inchiostri a base d’acqua.

 

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Oltre che all’ambiente, Iluut vuole valorizzare le persone e rispondere alla domanda “Chi ha fatto i miei vestiti?”: per questa ragione, la produzione dei capi avverrà in Finlandia dove l’industria tessile è purtroppo quasi del tutto scomparsa dal Paese. In questo mondo, Elina spera di dare una mano all’economia locale e avrà la produzione sempre a portata di mano, per mantenere il contatto con le persone che realizzano i capi.

E per finire, ILUUT invierà gli scarti di tessuto all’associazione Carpet of life, che opera con donne Berbere in Marocco per produrre tappeti con la tecnica tradizionale locale riciclando i pezzi di tessuto avanzato dal taglio.

Una nuova generazione di fashion standards insieme a ILUUT

Cosa vuol dire questa affermazione? Che ILUUT è in piena campagna di funding proprio in questi giorni.

Servono 15.000 euro per avviare la produzione della capsule collection e far vedere che la moda sostenibile non è una meteora o una trovata da fricchettoni, ma qualcosa che come consumatori e abitanti del pianeta esigiamo.iluut-dressPotete preordinare uno o più capi su Indiegogo e aiutare le ragazze di ILUUT a raggiungere il loro obiettivo: la campagna si chiude a giorni e – se sarà finanziata – segnerà l’inizio della produzione e voi riceverete i vostri capi in novembre.

Io ho pre-ordinato la camicia a pois che mi è costata decisamente meno di certe pezze di acrilico che mi sono fatta rifilare in passato abbagliata da un logo. Quindi, come vedete, tenere dei prezzi ragionevoli senza devastare l’ambiente e i diritti delle persone è più che fattibile.

Diamo una mano a ILUUT? Perché poi, al di là di tutto, io la camicia che ho preordinato la voglio!

Per finanziare ILUUT o semplicemente per dare un’occhiata alla campagna di crowdfunding, visitate la loro pagina su IndieGoGo!

ILUUT

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