Femminismo di moda – Marzo 2019

Qualche giorno fa mi sono arrabbiata. Moltissimo. La mia rabbia si è riversata contro il titolo infelice di un articolo twittato da Glamour Italia, che spiegava come essere belle e raffinate anche a casa. Testuale. Mi sono arrabbiata perché sono femminista, ma le due cose non sono sempre correlate. Anzi, io sono felice di essere femminista. Ma su questo ci torniamo dopo.

Il titolo apparentemente innocuo è l’ennesimo che inculca, in maniera sottile, l’ideale di perfezione estetica e comportamentale a cui noi donne siamo esposte da secoli. Uno stillicidio di insinuazioni che messe insieme costruiscono la nostra insicurezza. Leggiamo articoli di moda per svagarci, per vedere cose belle e terminiamo la lettura convinte che per essere perfette dobbiamo possedere la borsa must have che non ci farà passare inosservate.

Must have, per essere perfette, non passare inosservate. Sono 3 espressioni che da questo blog sono bandite da anni, leggere per credere. Perché sono convita che si possa parlare di moda e bellezza ed essere femminista.

Un blog di moda femminista

La chiave non è il cosa, è il come. Molti magazine – tra cui Glamour USA – stanno allargando la loro portata parlando di questioni femminili, molti siti e brand stanno includendo donne diverse nei loro scatti, cataloghi, range di taglie.

Yalitza Aparicio è la prima donna indigena a comparire in copertina su Vogue Mexico. È la protagonista di ROMa, film di Alfonso Cuaròn che ha vinto l’Oscar come miglior film straniero. Aparicio, prima di recitare in ROMA, era una maestra elementare.

femminista ROMA Yalitza Aparicio attrice

“Certi stereotipi si stanno sgretolando. Come quello che solo persone con certi “profili” possano essere attrici o stare in copertina sui magazine.”

Yalitza Aparicio, attrice.

È questo il modo in cui si può parlare di moda, bellezza, celebrities ed essere femminista allo stesso tempo. Fornire modelli positivi, ispirazioni alla portata di tutte. Ispirazione contro frustrazione.

Su questo tema voglio segnalarvi l’articolo di Ilaria Maria Dondi su Roba da Donne, che racconta come si può essere rilevanti e letti senza cadere nei cliché dei “femminili”.

È la strada giusta, che voglio intraprendere con questo blog. 

Questo blog si impegna a non demolire in alcun modo la fiducia e l’autostima di chi lo legge.
Ci sarà sempre spazio per l’ironia, i mascara e le borse. Non ci sarà mai spazio per il sessismo e per la mortificazione del corpo e dello spirito.

Di cosa (e come parliamo) questo mese

Questo mese vi parlerò delle tendenze primavera estate 2019 e mi impegnerò per farlo in maniera positiva, senza imposizioni, senza dire “a chi sta male” ma semplicemente mettendovi di fronte più ispirazioni possibili.

Vi racconterò di come sono riuscita a fare un viaggio di 1200 km in bicicletta portandomi dietro due paia di mutande e due cambi, andando oltre i miei limiti mentali prima ancora che fisici.

E ci saranno anche consigli sui libri da leggere, interviste con il dottor Barone e molto altro.

Cosa potete fare voi, per voi stesse

Quello che vi chiedo è un piccolo contributo. Per migliorare sempre di più, scrivetemi nei commenti quali sono le espressioni che vi fanno stare male, che vi creano disagio e quali sono le cose che vi piacerebbe leggere.

Vi chiedo anche di premiare i modelli positivi, di far notare quando una frase è infelice, perché la consapevolezza collettiva su certi temi si costruisce una parola alla volta.

Arrabbiatevi. O sorridete. Correggete. O indirizzate. Fate sentire la vostra opinione sui social, per strada, nelle conversazioni tra amiche. Parliamo meglio, penseremo meglio. 
Con le parole possiamo cambiare il mondo, una bambina alla volta

Essere femminista ed essere felice

Ho ripetuto la parola femminista fino allo sfinimento. Probabilmente a questo punto penserete che sto esagerando, che il femminismo non fa per voi. Vi chiedo 3 cose, poi vi lascio andare.

Pensate che sia giusto rappresentare donne diverse per provenienza, taglia, aspetto, nelle riviste di moda, sui cataloghi e sugli ecommerce?

Vi viene voglia di lanciare il telefono dal balcone ogni volta che un articolo vuole spiegarvi come “essere perfette”?

Siete stanche di modelli di carriera, vita, bellezza che non sono raggiungibili da nessuno?

Se avete risposto sì, congratulazioni, siete femministe.

Personalmente, ho trovato tanta motivazione leggendo il libro di Giulia Blasi, lo consiglio a tutte le donne (e agli uomini) che si stanno chiedendo “come posso fare a cambiare le cose?”

    8 Comments

    • Sonia ha detto:

      Ciao Simo, una cosa che mi fa parecchio rabbrividire, dopo le diete “5 kg in giorni” con la figa di turno a fianco, è il termine curvy ad una 44! Per non parlare dell’accanimento sulle modelle “over”…
      Raga ma stiamo scherzando???
      Un abbraccio

    • Sabrina ha detto:

      Ciao Simona, grande pezzo! Concordo con te, io “sbrocco” con le frasi sull’età, come se essere giovani, toniche e fresche fosse l’unica forma possibile. Un’unitile chimera che toglie spessore al giusto susseguirsi del tempo.
      Grazie per il tuo impegno!
      Sabrina

    • Mav ha detto:

      Ciao, io ad esempio sono rimasta piuttosto male perché ho letto in un blog di bellezza come fare la skincare routine quando hai la febbre, per sentirsi sempre in ordine, a posto, presentabile… in ordine? Con la febbre? E magari la bronchite? Per chi o per cosa? Neanche quando stai male puoi stare spettinata o con la pelle unta? Ecco lì mi è sembrato che noi donne abbiamo una gabbia invisibile attorno… che tristezza…

    • Laura ha detto:

      Purtroppo non feriscono solo le espressioni utilizzate. Siamo bombardate, soprattutto su IG, da immagini di donne che si mostrano perfette in ogni occasione. E se non si vedono perfette lo fanno notare a tutti, dichiarando di aver avuto la necessità di usare un filtro.
      Un po’ in contrasto con l’ambire allo stare bene con se stesse, se si fa dipendere lo stare bene con se stesse dal consenso espresso in like su un social.
      Forse siamo noi donne ad essere ancora troppo fragili; queste espressioni, queste immagini, non fanno che riflettere quello che in fondo molte di noi ancora pensano. Di certo non aiutano a migliorare le cose, ma non mi sono arrabbiata con loro così tanto.

    • Sara ha detto:

      Mi disturba il termine curvy usato per una taglia 44. Mi disturba soprattutto perché viene usato per no dire grassa. Perché alla fine è quello che sottointendono.Sono ingrassata per problemi d salute. In alcuni negozi era un problema avere una 5a di seno. Poi sono arrivata in un negozio di Riccione (non distante da dove abito) dove vestono dalla 38 alla 56 con abiti alla moda adatti ai diversi fisici. Usciamo contente sia la mia amica piatta e magra sia io con davanzale e rotondetta. Usciamo convinte di essere belle perché sanno valorizzarci!

    • Elisa ha detto:

      In un post di alfemminile.com su Facebook ho letto questo titolo: “Star con la cellulite: ecco le vip che abbracciano le loro imperfezioni”.
      Ma perchè la cellulite viene definita imperfezione?
      E poi il tema del post quale era?! Anche le star non sono perfette…come te?

    • Giulia ha detto:

      Ciao :)
      A me fa arrabbiare quando d’inverno ci propongono outfit chiaramente non indicati alla stagione. Come se l’unico modo per essere belle ed eleganti sia morire di freddo con abiti striminziti o top estivi!

    • Spot di Tigotà per la festa della donna: “ci sono tante cose in super offerta per la tua casa, corri a comprarle!”
      Ho fatto un sunto ma il concetto è quello.
      Ecco, come è possibile che certi messaggi vengano lanciati in radio e che nessuno dica nulla? come è possibile che, nel 2019, quando gli uomini spopolano in cucina, fanno il bucato e prendono la paternità (sacrosanta e giustissima), una pubblicità richiami ancora una donna ai propri doveri casalinghi come negli anni ’50? E come si può pensare di associare delle offerte del genere alla celebrazione di una giornata che nasce come riscatto della nostra olibertà? Grazie Simona per averne parlato e scritto. Sono femminista e me ne vanto.
      Maria Chiara

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