Scopri la magia del Lago Saimaa, tra foreste selvagge, isole silenziose e il rituale rigenerante della sauna finlandese. Un viaggio autentico nella natura più pura della Finlandia, lontano da tutto.
La mente vaga, la barca scivola. Lago Saimaa si apre come un mare d’interno, eppure le sue acque restano docili, quasi timide. Oltre tredicimila isole – sì, più di quante se ne possa immaginare in una sola occhiata – disegnano un intrico di canali, golfi, insenature che pare non finire mai. Chi punta la prua verso questo labirinto incontra riflessi di abeti, cieli lunghi, odore di resina. E non serve fretta: qui pure il vento sembra incepparsi per contemplare la scena.
Le guide, custodi di aneddoti antichi, accennano a remoti insediamenti di pescatori, a leggende intessute di nebbia. Mentre le loro parole si mescolano al fruscio dell’acqua, l’anima rallenta il battito. Succede di udire soltanto il rumore di un remo che rompe la quiete o il tuffo di un pesce argenteo in caccia d’insetti. Un attimo dopo, ecco spuntare la Saimaa ringed seal, la foca d’acqua dolce che altrove esiste soltanto sulle pagine di zoologia. Non si sa chi osservi chi.
Sauna finlandese sul Lago Saimaa: calore, lago e benessere condiviso
Cosa accade dentro quelle capanne di legno annerito? Il termometro sfiora i 110 gradi, la pelle suda, i pensieri si sciolgono. La sauna finlandese non è attrazione per turisti distratti, bensì rito antico che unisce, purifica, scioglie i nodi della giornata. In riva al lago, la capanna si riempie di vapore quando l’acqua cade sulle pietre roventi; si attende in silenzio, si respira l’odore della betulla. Poi, senza pensarci troppo, un tuffo nelle acque frizzanti e l’intero corpo si risveglia.
Il contrasto termico spinge il sangue a danzare, la pelle si fa nuova, l’umore ritrova leggerezza. E non servono discorsi altisonanti: nella semioscurità della sauna tutti diventano uguali, pelle e sorrisi. Anche chi arriva da lontano scopre una forma di socialità schietta, fatta di poche parole e molte pause. Fuori, la notte estiva si colora di rosa pallido, e non pare vero che altrove esistano orologi.
Isole del Lago Saimaa e foca d’acqua dolce: un mosaico di biodiversità
Quale magia custodiscono queste piccole terre galleggianti? Alcune ospitano casette di legno rosso, altre solo abeti, licheni, silenzio. Camminando lungo un sentiero tappezzato di mirtilli, si incrociano pontili consunti o resti di antiche chiese di tronco, zeppi di storie mai annotate. Il canto del tordo e il battito d’ali di un cigno selvatico fanno da colonna sonora.
Ogni isola possiede un carattere diverso: quella di Linnansaari, ad esempio, regala scorci di roccia antica, mentre Kolovesi appare come un santuario naturale dove la foca d’acqua dolce trova rifugio. Chi ha occhi attenti scorge tracce di lontra, voli di poiana, orchidee spontanee che sbucano tra i cespugli. Fa impressione capire che, a pochi metri dal pontile, il fondale precipita per decine di metri in un’acqua cristallina che sembra non toccare mai fango.
Cammini lenti tra foreste, acqua e cielo
Perché correre? Un sentiero che serpeggia tra betulle argentate e massi di granito invita a rallentare, forse addirittura a fermarsi. Ogni tanto un tronco sradicato mostra il segno dell’inverno, ma d’estate il bosco esplode di verde tenero. Il canto di un greppio rimbalza contro le cortecce, l’aria sa di aghi di pino. Basta chiudere gli occhi un istante e pare di sentire il battito della terra sotto le suole.
Le passeggiate intorno al Lago Saimaa non conoscono orari rigidi. Il sole di giugno indugia oltre le dieci di sera, regalando una penombra dorata perfetta per chi ama la fotografia. E quando le gambe chiedono tregua, basta sedersi su un masso levigato dal ghiaccio per avvistare, in lontananza, la linea scura di un battello che trasporta provviste a un villaggio insulare.
Attività all’aria aperta: kayak, trekking e sguardi al tramonto
Chi desidera muoversi trova pane per i propri muscoli. Kayak, canoa, stand up paddle: l’acqua calma è un invito a poggiare la pagaia e scivolare senza rumore tra i canneti. Qua e là affiorano rocce striate, testimoni del ritiro dei ghiacci. Il giorno dopo, magari, tocca al trekking su percorsi segnalati da minuscole frecce di legno; oppure a una pedalata su strade bianche che seguono il contorno del lago.
Il bello? Ogni svolta regala un panorama differente. Un’ansa protetta dal vento rivela ninfee in fiore, un promontorio roccioso offre vista a perdita d’occhio, mentre le nuvole, lente, disegnano ombre sullo specchio d’acqua. E quando il sole cala dietro una fila di abeti, l’aria si riempie di lucciole e la mente archivia una cartolina destinata a restare viva.
Piccoli villaggi e racconti di legno
Sulle isole abitate, le case mantengono il classico rosso Falun, cornici bianche alle finestre, tetti di lamiera corrugata che producono un tintinnio ipnotico sotto la pioggia. Il molo in genere ospita due barche: una per la pesca, l’altra per portare i bambini a scuola quando il lago non è ghiacciato. Ci sono minuscole botteghe che vendono marmellata di bacche locali e tavolette di betulla incise a mano.
Gli abitanti, poche decine, parlano un finlandese cantilenante e sorridono persino con lo sguardo. A volte offrono caffè bollente e pane di segale, raccontano del primo turismo negli anni Sessanta, delle estati in cui la notte non arriva mai e delle aurore che d’inverno sfiorano l’orizzonte. Chi ascolta comprende come il lago sia parte integrante della loro identità, quasi un parente.
Un invito a rallentare sulle rive del Lago Saimaa
Serve andare lontano per ritrovare il silenzio? Forse no, basterebbe ascoltare l’acqua che batte lieve contro lo scafo o il crepitio del fuoco acceso su una spiaggetta di sabbia dorata. Lago Saimaa offre questo e molto altro, senza chiedere troppi sforzi: qualche remata, uno sguardo curioso, il desiderio di lasciarsi stupire.
Tra sauna e tuffi rigeneranti, sentieri profumati di muschio e notti chiare che profumano di pino, si finisce per sentirsi parte di un ordine più semplice, persino necessario. Non resta che concedersi tempo – quello vero, privo di notifiche – e respirare a pieni polmoni l’aria umida che sale dal lago.
Alla fine del soggiorno, il battito si adegua al ritmo dell’acqua, le spalle si rilassano, i ricordi si fissano come luce in una camera oscura. Ripartire significa portare con sé un’eco di quiete che, chissà, magari tornerà a farsi sentire quando la vita quotidiana riprenderà la sua corsa.
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