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Curiosità e misteri del Ponte di Rialto, il più antico di Venezia

Storia, curiosità e leggende del Ponte di Rialto, il più affascinante e intricato di Venezia. Oltre le foto da cartolina, c’è molto di più da scoprire.

Curiosità e misteri del Ponte di Rialto, il più antico di Venezia

Passeggiando tra le calli che profumano di umido e storia, c’è un ponte che si fa notare più degli altri. No, non solo per la sua bellezza o per la vista che regala, ma perché il Ponte di Rialto sembra parlare. Con i suoi marmi segnati e le botteghe sempre vive, racconta secoli di vita veneziana fatta di traffici, superstizioni, crolli e rinascite. Basta osservarlo per un attimo, e qualcosa si muove dentro.

Quando un ponte di legno non bastava più

All’inizio era solo una passerella traballante. Siamo nel XII secolo, e per attraversare il Canal Grande si passava su assi di legno. Serviva più che altro per andare e venire dal mercato di Rialto, vero cuore pulsante della città. Ma quel legno, sotto il peso di mercanti, merci e curiosi, non reggeva a lungo: crolli, incendi, riparazioni. Una lotta continua tra necessità e fragilità.


Eppure, quel ponte serviva. Eccome se serviva. Senza, Venezia era spezzata in due. Così, dopo l’ennesimo cedimento, nel pieno del Rinascimento, il doge Pasquale Cicogna disse basta. Serviva qualcosa di duraturo, serio, e fu indetto un bando. Parteciparono in tanti, anche architetti famosi. Ma alla fine vinse lui: Antonio Da Ponte. Nome che sembra quasi uno scherzo, ma no, era proprio il suo.


Un ponte in pietra che sfida il tempo (e i crolli)

Il progetto era coraggioso: un’unica grande arcata in pietra che collegasse le due rive senza appoggi intermedi. Una cosa da far tremare i polsi, all’epoca. Ma Da Ponte si mise al lavoro, e nel 1591 il nuovo Ponte di Rialto fu inaugurato. Da allora è sempre stato lì, fermo e silenzioso a guardare la città che cambiava.

Il ponte non è solo una prodezza tecnica. Ha tre rampe di scale e una fila di 24 piccoli negozi, ancora oggi frequentati da turisti e veneziani. Ma sono i dettagli nascosti che catturano. Come le sculture sull’archivolto sud: l’Arcangelo Gabriele, la Madonna e una colomba. Pare rappresentino il giorno della fondazione di Venezia: 25 marzo dell’anno 421.

E poi, impossibile non notare quei due capitelli strani: un uomo con qualcosa di artigliato tra le gambe e una donna che sembra avvolta dalle fiamme. Scene che lasciano perplessi… ma anche incuriositi.


Leggende, giuramenti assurdi e un certo Diavolo

Sui due capitelli, le voci non mancano. C’è chi racconta che siano la risposta a due promesse un po’ troppo sicure di sé. Un uomo disse che il ponte sarebbe stato completato solo quando le sue “parti basse” avessero messo le unghie, e una donna che si sarebbe fatta bruciare il ventre se mai ci fossero riusciti. Eccole lì, scolpite per l’eternità.

Ma la storia più cupa è quella che coinvolge il Diavolo in persona. Pare che, durante la costruzione, ogni tentativo di completare il ponte fallisse misteriosamente. Finché il Diavolo non si presentò all’architetto, chiedendo in cambio l’anima della prima anima viva che l’avrebbe attraversato. Da Ponte, per ingannarlo, liberò un gallo. Ma il Diavolo, si sa, non è fesso: fece in modo che la prima ad attraversare fosse la moglie incinta dell’architetto. Il finale? Meglio non cercarlo troppo.


Oggi: souvenir, gondole e un briciolo di nostalgia

Il Ponte di Rialto oggi è pieno di vita. Sempre. Gente che va e viene, che fotografa, che si affaccia, che compra un ciondolo in vetro o una maschera. I gondolieri passano lenti sotto l’arco, le voci si riflettono sull’acqua e tutto sembra un po’ sospeso.

Ma se ti capita di passarci quando cala il sole, quando i negozi abbassano le serrande e resta solo il rumore dei passi e l’odore della laguna, allora senti qualcosa. Un’eco di tempi lontani, di mercanti affaccendati, di promesse sussurrate. Il ponte, in quei momenti, parla davvero.


Rialto, il ponte che non stanca mai

In una città fatta di ponti – più di 400, mica pochi – il Ponte di Rialto resta quello che tutti vogliono vedere. Sarà per la sua forma elegante, per la sua posizione, o perché è stato testimone di tutto. Guerre, feste, amori, disgrazie. Ha visto passare secoli interi.

Attraversarlo non è solo un modo per cambiare riva. È un piccolo rito, come sfogliare una pagina di un vecchio diario. Magari la conosci già, ma qualcosa di nuovo ci trovi sempre.

Foto © stock.adobe


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