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Cinema e TV

Ogni maledetto fantacalcio, la commedia Netflix che prende spunto da Una notte da leoni

Ogni maledetto fantacalcio su Netflix è una commedia che unisce il mondo del fantacalcio a una notte da leoni all’italiana, tra risate, amicizie e misteri. Una visione leggera ma sorprendentemente autentica.

Ogni maledetto fantacalcio, la commedia Netflix che prende spunto da Una notte da leoni

Quando si pensa al fantacalcio, l’ultima cosa che viene in mente è una scomparsa misteriosa, una polizia agguerrita e un matrimonio saltato. Eppure, è proprio da qui che parte la trama di Ogni maledetto fantacalcio, film leggero ma ambizioso disponibile su Netflix. Con una narrazione che intreccia humor, nostalgia e colpi di scena, la pellicola di Alessio Maria Federici prova a portare in scena l’universo tragicomico di chi vive ogni giornata di Serie A come una guerra psicologica.

In un periodo in cui molte commedie italiane faticano a trovare una propria identità, questo film cerca un equilibrio tra l’intrattenimento puro e un racconto generazionale. Sarà riuscito nell’intento? Intanto, vale la pena di scoprire perché sta facendo parlare di sé, soprattutto tra chi al fantacalcio ha dedicato più tempo che a relazioni sentimentali o carriere scolastiche.


Se sei in cerca di una visione leggera ma con quel pizzico di imprevedibilità in stile Una notte da leoni, potrebbe valere la pena di concedere a questo film un posto nella tua lista.


Fantacalcio, amicizia e caos: cosa succede nel film Netflix

Nel cuore di Ogni maledetto fantacalcio c’è un gruppo di amici storici legati da anni di rivalità fantacalcistica nella mitica lega “Mai Una Gioia”. A raccontare tutto è Simone, uno sceneggiatore disilluso e squattrinato che, tra un’asta e l’altra, dorme abusivamente sul divano degli altri. La sua squadra si chiama, non a caso, Divano Kiev. Già questo lascia intuire l’atmosfera tragicomica del film.

La storia si apre con l’addio al celibato di Gianni, vincitore seriale del fantacalcio e prossimo alle nozze. Una notte di eccessi: droga, alcol, partitella nel giardino di una villa, battute scorrette e abbracci sguaiati. Fin qui, nulla di nuovo. Ma il giorno dopo, Gianni è sparito. Letteralmente. Niente nozze, niente spiegazioni. Solo il panico che si insinua tra gli amici, che finiscono sotto interrogatorio davanti a una giudice (una brillante Caterina Guzzanti), convinta che dietro la scomparsa ci sia un omicidio.

La parte interessante? Simone si ritrova a dover raccontare all’inquirente tutta la stagione fantacalcistica, tra scontri, tradimenti, risate e confessioni mai fatte. Un espediente narrativo che permette di ripercorrere l’anno tra asta iniziale, pausa nazionali, asta di riparazione e litigi tra compagni di lega. Il tutto condito da cammei azzeccati: Diletta Leotta, Pierluigi Pardo, persino Daniele Orsato e Leonardo Pavoletti.


Il tono è volutamente sopra le righe, ma non mancano momenti di tenerezza, come il rapporto mai dichiarato tra Simone e Andrea, l’unica ragazza del gruppo, entrata nella lega per sostituire un amico scomparso. Insomma, più che una semplice commedia sportiva, un piccolo affresco della generazione trentenne incastrata tra nostalgia, sogni e responsabilità mai davvero affrontate.

Una notte da leoni, ma all’italiana: il film funziona davvero?

Il paragone con Una notte da leoni è inevitabile, e il film non si sforza nemmeno troppo di evitarlo. Alcune inquadrature sembrano delle vere e proprie citazioni, e l’intero incipit gioca proprio sul caos post-sbornia e sulla sparizione del festeggiato. Ma attenzione: Ogni maledetto fantacalcio non è una copia carbone. Prova piuttosto a calare quella formula nel contesto italiano, fatto di leghe WhatsApp, quotazioni fantanews e discussioni infinite su chi tirerà i rigori.


Certo, qualche forzatura si sente. La sceneggiatura a tratti traballa, alcune gag non fanno centro, e il ritmo in alcuni punti rallenta più del dovuto. Ma è interessante notare come riesca comunque a raccontare il fantacalcio non solo come gioco, ma come linguaggio comune tra amici, con tutto il carico emotivo che comporta. Delusioni, vendette, trionfi, sensi di colpa. C’è chi si gioca la dignità per un bonus, chi fa trade loschi sotto banco, chi si illude che Pavoletti possa salvargli la stagione.

Il cast, formato da volti noti delle serie italiane come Giacomo Ferrara e Antonio Bannò, funziona piuttosto bene. Nessuna interpretazione da applausi, ma una buona alchimia corale che rende il gruppo credibile e affiatato. Su tutti spiccano la Guzzanti (come sempre pungente e imprevedibile) e le brevi apparizioni dei personaggi “veri” del mondo calcistico, usati con intelligenza e ironia.


In sintesi, un film che non fa gridare al miracolo, ma che diverte e coinvolge, soprattutto se si è parte di quella nicchia (non tanto piccola) che vive il fantacalcio come una religione non ufficiale.

Fantacalcio protagonista mancato? Pregi e limiti della commedia

Nonostante il titolo e l’ambientazione, il fantacalcio rimane più una cornice che un vero protagonista. Chi si aspettava un film che sviscerasse regole, strategie, rivalità fantacalcistiche nel dettaglio, potrebbe rimanere un po’ deluso. La pellicola preferisce raccontare le dinamiche tra amici, usando il fantacalcio come pretesto per far emergere gelosie, insicurezze e piccoli drammi personali.

Non è per forza un difetto. Anzi, l’intenzione di evitare un fan service eccessivo e rendere il film fruibile anche ai “profani” è evidente. Lo spiega bene anche Diletta Leotta in una scena, dove illustra in modo semiserio le regole del gioco, quasi a voler mettere tutti sullo stesso piano.

Tuttavia, si sente la mancanza di una vera immersione nel mondo del fantacalcio. Nessuno partirebbe da 70 milioni per Pavoletti, è vero, e chiunque abbia fatto almeno un’asta nella vita sa che la tensione non si risolve con una partitella nel giardino di una villa. Ma forse era proprio questo il punto: esagerare, semplificare, giocare con l’idea di cosa sia davvero importante. E allora va bene così.

Alla fine, Ogni maledetto fantacalcio è una commedia con cuore, che non si prende troppo sul serio, e che riesce, pur con qualche sbavatura, a raccontare una storia riconoscibile, anche per chi non sa cos’è un modificatore di difesa.

Foto © Youtube


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